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domenica 29 novembre 2015

Google e Il Diritto All'Oblio: Rimossi Più Di 400mila Link

Ad un anno e mezzo dalla sentenza sul diritto all’oblio da parte del garante della privacy, che garantisce il diritto a veder cancellati sui motori di ricerca i link a notizie su una persona ritenute «inadeguate o offensive», Google in questi giorni ha rimosso circa 440 mila link.
Lo rende noto la compagnia nel Report sulla trasparenza, in cui spiega che dal maggio 2014 a oggi ha ricevuto 348mila richieste da parte degli europei inerenti a 1.2 milioni di link.
L’Italia è il quinto paese europeo per numero di richieste inviate: 26.186, che coinvolgono 85mila link, mentre 21mila sono i link cancellati finora.
I francesi hanno inviato 73mila richieste, i tedeschi 60mila, gli inglesi 43mila e gli spagnoli 33mila.
Il sito più colpito è Facebook.
A seguire Google Plus e Youtube.
Uno dei primi casi fu nel 2010, quando lo spagnolo Mario Gonzalez intenta una causa contro il quotidiano La Vanguardia, Google Spagna e Google Inc.
Cercando il suo nome sul motore di ricerca Google spuntavano fuori dei link verso il sito del giornale, riguardanti un articolo che aveva come oggetto la vendita all'asta di immobili, che gli erano stati pignorati a causa di una riscossione coattiva di crediti previdenziali.
L'articolo era del 1998, ben 12 anni fa ormai e quindi ampiamente dimenticato da tutti, a meno che di fare appunto una ricerca ed incappare nell'articolo.
Vinta la causa nel 2014 e, come prevedibile, nel giro di 4 giorni sono arrivate più di 40mila richieste di deindicizzazione di articoli e casi simili.

«Durante la valutazione di ogni richiesta, Google deve tenere in considerazione i diritti della persona e l’interesse pubblico per i contenuti» sottolinea la società di Mountain View portando alcuni esempi.

Guardando all’Italia, Big G ha detto sì alla richiesta di una donna di veder rimossa dal motore di ricerca la pagina contenente un articolo, vecchio di decenni, relativo all’omicidio del marito, in cui era citato il suo nome.
Ha detto no, invece, a «diverse richieste» inviate da una persona per la rimozione di «20 link ad articoli recenti sul suo arresto per reati finanziari commessi in ambito professionale».

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